Negli ultimi tempi, leggendo in giro commenti (anche a dei miei post) mi è capitato di riflettere su due domande che circolano spesso tra i micro artigiani, crafter e designer, ovvero:
1) Come si fa ad avere successo?
2) È giusto o meno incoraggiare chi non ha talento?

Premesso che successo è un termine molto relativo e dipende dalle aspettative di ognuno (per me successo è riuscire a vivere facendo quello che mi piace, per qualcun altro potrebbe essere creare un'azienda quotata in borsa), non ci sono regole, solo il classico sudore e sangue.
La cosa positiva che ho notato è che, quando si vende online, vige quasi sempre la meritocrazia: non valgono spintarelle o situazioni privilegiate di partenza, se si è bravi a fare tutto quello che va fatto (un prodotto che ha mercato, una buona comunicazione, ecc.) si avanza, altrimenti no.

Leggo tante lamentele e tutte sono rivolte a delle entità esterne, come se ci fosse qualcuno o qualcosa- a volte è la piattaforma dove si vende, a volte è internet, a volte è "il sistema" - che impedisce ad alcuni di avere successo.
Mi spiace ma non è così; certo qua in Italia le cose non sono facili, però io vedo tante artigiane e creativi che con impegno e perseveranza stanno costruendo il loro brand e stanno riscuotendo successi senza che nessuno li porga loro su un piatto d'argento.

So che quando le cose non vanno come vorremmo la prima reazione è chiudersi in un bozzolo a piangere e inveire su quanto l'universo sia brutto e cattivo, però questa reazione non può durare più di un minuto, perché altrimenti stiamo solo perdendo tempo, del tempo che, se impiegato a studiare e lavorare sodo, a migliorarci costantemente, a fare autocritica, potrebbe dare i suoi frutti.

Come ti dicevo in precedenza, mi sono chiesta spesso quanto giusto sia incoraggiare chi non ha il talento, almeno sulla carta.
La mia decisione di non stroncare i sogni altrui deriva dall'esperienza: ho visto davvero tante crafter (me compresa!) iniziare con "lavoretti" indegni per poi trovare la propria strada e creare dei brand di successo o avviati al successo.
Non credo che nessuno abbia la sfera di cristallo per sapere come una persona riuscirà ad evolversi e far evolvere il proprio brand; mi sembra riduttivo selezionare a priori, perché credo che la possibilità di crescere e migliorarsi debba essere di tutti, anche se le probabilità di successo (di qualsiasi tipo) sono di pochi.
Questa cosa però deve essere chiara: non è possibile che tutti quelli che si mettono in gioco venderanno tantissimo e vivranno di handmade. A ognuno sta giocare le proprie carte, d'altra parte il rischio di non farcela è insito nel concetto di imprenditoria (che è quello che stiamo facendo).
Mai come in questo periodo, grazie a internet, il futuro è stato nelle nostre mani! Certo, niente viene regalato, quindi c'è solo da lavorare un sacco. E se sei solo agli inizi e ti sembra tutto difficile, non ti arenare! Cerca di andare avanti, vedrai che, anche se ora sei confusa, man mano ti si chiariranno le idee e tutti i pezzi del puzzle andranno a posto.

E come sempre, se hai bisogno di aiuto, sai dove trovarmi :)


L'errore che molte crafter fanno è pensare che per finire su riviste, giornali e web-magazine serva solo la botta di q fortuna. In realtà, anche se la fortuna può giocare una piccola parte quando ciò accade (essere la persona giusta nel posto giusto col prodotto giusto e la storia giusta), bisogna essere sempre preparate all'evenienza e, addirittura, ricercarla.
Quindi, come si fa?

Fai delle belle foto

Le belle foto non servono solo ad attirare clienti ma anche a farsi notare dalla stampa. Cosa vuol dire "bella foto"? Una bella foto è una foto ben fatta che mostra il tuo prodotto, per esempio la solita foto su fondo bianco, ben illuminata, a fuoco  eccetera, oppure è una foto che racconta qualcosa grazie a un'ambientazione studiata per esprimere il tuo brand. Tra la foto stile catalogo e la foto ambientata ci sono varie sfumature che puoi adottare a seconda delle tue abilità di fotografa e a seconda di dove finirà la foto. Negozio online? Social? Catalogo?
In ogni caso, conserva sempre le foto in alta risoluzione, perché prima o poi ti capiterà una rivista che ti chiederà l'immagine per la stampa e, se non l'avrai, ti mangerai i gomiti (celo).

Esempi:

Candele a tema libri, due modi di fotografarle


Frostbeard

MerakiCandles


Spille dipinte, due modi di fotografarle

Laura Bellini

Irene Renon


Racconta una storia particolare

I giornalisti sono sempre a caccia di storie. Il loro obiettivo non è metterti sulla rivista o web-magazine per cui scrivono per farti pubblicità, ma raccontare una storia che si inserisca nel tema del numero in questione o che segua le indicazioni editoriali della versione web.
Quando vengo contattata dai giornalisti sia per quanto riguarda la mia storia che per suggerimenti su artigiani che conosco, le domande sono sempre abbastanza precise. Nessuno di loro ha mai cercato qualcuno che "fa la crafter per passione", perché è una descrizione troppo generica e dice davvero poco sulla storia che c'è dietro la crafter in questione. Donne che sono state licenziate e si sono create un lavoro, donne che hanno mollato il lavoro per seguire la propria passione, madri e lavoratrici da casa, imprenditoria femminile in Italia... questo sono solo alcuni dei macro-temi che potrebbero interessare ai giornalisti.
Il mio consiglio è quindi di scrivere la tua biografia in maniera da evidenziare il tuo percorso che, seppure può essere simile a tanti altri, è particolare e specifico della tua storia. Niente vaghezze, niente frasi banali! Racconta in maniera semplice i fatti più importanti che ti hanno portato dove sei ora, ovviamente relativamente al tuo brand.
Per quanto riguarda le descrizioni, scrivile in modo da far risaltare la particolarità dei tuoi prodotti, come sono nati, perché, per chi.  Anche in questo caso la specificità deve essere preminente, per colpire chi legge e, nel caso si tratti giornalisti, far venire loro voglia di raccontare dei tuoi prodotti e della tua storia.


Sii coerente e costante

Come dicevo prima, i giornalisti cercano informazioni di volta in volta ma non è inusuale che si appuntino i nomi di brand e persone per il futuro. Per questo è importante rimanere coerenti con la propria immagine e costanti nella comunicazione, perché, se un giornalista ti scopre oggi e tra sei mesi torna sul tuo sito o negozio o social e vede che fai cose completametne diverse da quelle che facevi sei mesi fa o non aggiorni più il canale che si era segnato, passerà oltre e ciaone.
Certo, è normale evolversi ma cambiare completamente e ripetutamente ciò che è alla base del tuo brand è controproducente da tanti punti di vista, questo compreso, a meno che tu non sia bravissima a gestire queste transizioni e renderle parte di un percorso che abbia senso agli occhi sia di chi ti segue in maniera continuativa che saltuaria.


Crea un press-kit

Per rendere facile la vita ai suddetti giornalisti, può essere una buona idea creare un press kit (o cartella stampa) con dentro tutte le informazioni di cui potrebbero aver bisogno.
Ci puoi mettere: delle foto ad alta risoluzione di te, dei tuoi prodotti finiti, di work in progress, della tua postazione di lavoro; un comunicato stampa che racconta il tuo brand; una tua bio, sia in formato più breve che formato più lungo e dettagliato.
Puoi caricare il tutto su Google Drive o Dropbox, coi file di testo in un formato in cui sia possibile effettuare il copincolla (es. PDF o RTF o DOC), sempre per semplificare la vita ai giornalisti che di solito fanno le cose di corsissima.
Le foto dei prodotti puoi metterle sia a bassa che ad alta risoluzione, sia ambientate che su fondo bianco e con un file di condizioni d'uso in cui potrai esplicitare per quale utilizzo le rilasci e quali credits vanno apposti (per esempio "La foto x è del tal fotografo y").
Nel caso il press kit sia su Google Drive o Dropox e tu debba inserire l'URL in una pagina in cui non sia possibile creare il testo linkato (penso ad Etsy che non permette di fare ciò) puoi pensare di accorciare l'URL con Bit.ly per renderlo facilmente memorizzabile (es. bit.ly/PRESSKITnomebrand).
Se invece hai già ricevuto le attenzioni della stampa, puoi riportarne degli estratti e linkare gli articoli in un file apposito o in una pagina del tuo sito o blog.


Proponiti ai magazine

Se pensi di avere una storia o un prodotto interessante ma nessuno ti contatta, prova a contattare tu i magazine. Le risposte non sono assicurate ma puoi provare con il seguirli sui social, vedere di cosa parlano, inserirti nelle conversazioni (senza essere invadente!). Se ci sono dei magazine che pensi siano perfetti per ospitare i tuoi prodotti, invia loro il press kit con una breve email in cui spieghi perché pensi che il tuo brand starebbe benissimo sulle loro pagine; come sempre, tentar non nuoce e la cosa peggiore che può accaderti è di essere ignorata. Il che non vuol dire che i tuoi prodotto fanno schifo, non prenderla mai in maniera personale! Solo che in quel momento non hanno bisogno di quel tipo di contenuto.
Usa i social per attirare l'attenzione degli editor: seguili sui loro profili personali, interagisci con loro, tagga sia loro che il magazine quando pensi che le tue notizie (o foto) si incastrino bene nel loro mondo. Non esagerare con queste pratiche! Il rischio è di essere messa sulla loro lista nera per comportamento spammoso.
Come sempre, il lavoro fatto sui contenuti è quello che ripaga di più, quindi concentrati su quelli e non sul contatto selvaggio e sconsiderato.


Ti è mai capitato di finire su una rivista? Com'è accaduto? Raccontalo nei commenti!


E come sempre, se hai bisogno di aiuto con lo storytelling, sil mio corso online Racconta il tuo brand handmade ti guiderà alla scrittura di bio, descrizioni e post per i social.


Qua dalle mie parti ci sono le pizzerie al taglio. Vai, ti prendi un rettangolo di pizza e ci fai merenda o ci pranzi. Costa poco (1€ al pezzo), è buona, ti risolve la giornata quando hai fretta. Ci sono sempre state e il rito della pizza a merenda risale alla mia infanzia (no, lo street food non è stato inventato da poco).
Qualche tempo fa, prima di scoprire di essere intollerante al glutine* (sic) cedetti alla pigrizia e andai a prendermi due pezzi di pizza per sfangare il pranzo senza fatica. Andai, scelsi, notai che la tizia che serviva era un po' in affanno perché da sola a fare tutto (sfornare, tagliare, servire, incassare), presi i miei due pezzi. La tizia me li incartò nella carta oleata, me li porse, io salutai e feci per metterli nella mia shopper MA! scivolarono via dalla carta e finirono immancabilmente a terra davanti ai miei piedi. Rimasi con la carta in mano per almeno dieci secondi, lanciando parolacce a caso, poi raccolsi gli sfortunati pezzi di pizza e rimasi lì indecisa tra: lanciarli alla tipa, buttarli, reincantarli e portarmeli a casa.



(Sì, me li portai a casa. U_U).
Mentre fumavo dalle orecchie e camminavo verso casa. riflettevo su quanto il packaging sia importante. Bastava incartare meglio quei pezzi di pizza per evitare la sciagura, un piccolo gesto che avrebbe fatto la differenza. Usare un pezzetto di scotch o un pezzo di carta più grande, o un vassoio.
Quando impacchetti i tuoi prodotti quindi, cerca di pensare anche alla funzionalità del packaging oltre che all'aspetto estetico: l'oggetto deve essere protetto, se la busta o la scatola per qualsiasi motivo si apre o si rompe, il tuo packaging deve rimanere integro e proteggere il suo contenuto. Usa piccoli accorgimenti per evitare catastrofi ai tuoi clienti, ti ameranno per questo!

* Quanto mi manchi, pizzah! Y__Y

Il dove è meno importante del cosa e del come

Quando vado a Perugia dalle mie amiche del LabLab, a volte a fine serata andiamo a fare l'aperitivo dai loro vicini, che hanno messo su una vineria niente male. Me ne avevano parlato bene da tanto, ma la prima volta che ci mesi piede rimasi piacevolmente colpita: non è un locale che ti aspetti in periferia, in una viuzza anonima e decisamente poco fashion.
E invece: musica jazz, stampe di foto in bianco e nero alle pareti, clientela decisamente hipstero-fighetta. I gestori gentilissimi e preparati sui vini. Piatti semplici creati ad arte con prodotti locali e non di alta qualità. Un locale che non sfigurerebbe a Milano, per dire, e che non ti aspetti di trovare proprio in quel quartiere di una città di provincia umbra.
La lezione che mi sono portata a casa è: non importa dove scegli di installare la tua attività, l'importante è essere competente e offrire qualcosa che abbia un seguito; se sei "fuori mano" dovrai solo faticare un po' di più per portare la gente da te ma una volta che si innesca il passaparola, farai sempre il pienone, proprio come i ragazzi del Vino Garage.

Stroncare o dare supporto incondizionato?

Tempo fa ho guardato Florence Foster Jenkins, il film con Meryl Streep e Hugh Grant, sulla vita del soprano più stonato mai vissuto. Il film mi è piaciuto molto, ho riso e pianto, passando dal: "ma perché nessuno le dice che è un campanaccio???" al "tutti dovrebbero avere mariti, mogli, amici o figli come St. Clair Bayfield, almeno una persona pronta ad incoraggiare e credere in te a qualsiasi costo".
A film finito rimasi incastrata nel mezzo di questi due dubbi: è meglio essere sinceri e dire a una persona che non ha talento, nonostante ce la metta tutta, o supportarla incondizionatamente, a costo di provocare false speranze?
Mi sono fatta questa domanda molte volte davanti al lavoro di crafter che, a prima vista, non sembrerebbero affatto promettenti. Però poi mi dico, chi sono io per dire a qualcuno che no, non può farcela? Se penso a quando ho iniziato, alle robe bruttine che facevo... in fondo c'è sempre margine di miglioramento e a volte serve solo qualcuno che ti dica che sì, sei bravissima.
Il fatto è che non importa quanto tu sia pessima ora in una particolare area, non solo è possibile migliorare, è anche possibile eccellere.
Quindi, per quanto mi riguarda, scelgo la strada del supporto incondizionato per gli altri, e la severa autocritica per me stessa. Non voglio illudermi ma nemmeno evitare di darmi delle possibilità. Come Florence, possiamo essere ridicolmente coraggiose, portare le nostre passioni sull'orlo di indicibili stonature, cadere rovinosamente ma uscirne felici e soddisfatte, perché, anche se facciamo ridere i polli, almeno facciamo quello che amiamo.


NB. Questo post è estratto dalla newsletter inviata il 26 gennaio 2017.


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