Ho finito da leggere da pochi giorni Make Your Mark: The Creative's Guide to Building a Business with Impacte il mio commento a questo libro potrebbe riassumersi con wow! Ma sarebbe poco esplicativo; elaborerò.
Make your mark raccoglie interviste e articoli di tante personalità più o meno note su un argomento: creare un business e farlo rescere per lasciare un segno, come da titolo, nella panorama economico locale o globale, oltre che nei cuori di chi ci lavora e di chi con tale business abbia a che fare.
Il filo conduttore è uno, e le voci sono tante ed eterogenee, così che vengano esplorati tanti aspetti e sfaccettature: questo è un libro per i maker ma anche per i designer, gli artigiani, gli startupper di ogni genere, i manager di aziende grandi e piccole.
Il libro è diviso in capitoli, un argomento ognuno (Defining your purpose, Building your product, Serving your customer, Leading your team, A call to action), che a loro volta sono suddivisi negli interventi (articoli o interviste) dei vari autori. Alla fine di ogni intervento si trova una minibio dell'autore, con relativo link a sito o Twitter, mentre alla fine di ogni capitolo c'è un riassunto dei punti importanti toccati, con un link che riporta a pagine (raggiungibili solo col link) del sito 99U.com per ulteriori approfondimenti.
Anche la grafica, seppur minimale, mi è piaciuta molto. Ogni capitolo ha una prefazione e
ogni intervento si apre con una citazione (inspirational quote) che dà il LA all'argomento trattato dall'autore; vengono usati i colori della copertina (bianco rosso e nero) e la lettura è resa più piacevole dall'ottima formattazione del testo: finalmente diverse grandezze e font, con riquadri ed elenchi puntati, con uno stile che poi si ritrova anche sul sito 99U.
Ho trovato ispirazione in ogni capitolo (ne sconsiglio la lettura prima di andare a dormire perché si rischia l' insonnia!), talmente tante sono le idee che genera. Forse perché è un libro che non dice solo come fare le cose ma anche come affrontarle, l'ho trovato estremamente energizzante. Stra-consigliato!

Titolo: Make Your Mark: The Creative's Guide to Building a Business with Impact (The 99U Book Series 3) (English Edition)
Autore: AA. VV., curato da Jocelyn K. Glei, collana 99U
N. pagine: 260
Costo:  cartaceo 13,40€, ebook 3.60€ (io ho la versione per Kindle a colori)
(NB I prezzi ì possono variare nel tempo e a seconda del sito di acquisto)

Lingua: Inglese
Consigliato a: artigiani, maker, designer, autoproduttori di ogni genere, startupper, manager, leader di realtà profit e no-profit.
Genere: saggio / manuale / raccolta di articoli e interviste
Formato consigliato: ebook
Tipo di scrittura: scorrevole
Come l'ho scoperto: consigliato dal Prof. Micelli
Frasi che mi hanno colpito:
"[...] the best businesses aren't profit-driven or even product-driven; they're purpose driven."
"[...] creating a product is creating an experience."
"And when you fail, you've done something great: you've learned something."
"Every day, start by asking yourself two questions: 1. What am I making? 2. Whom am I helping?"
"My marketing plan is strategic giving."
"It's the little things that make a brand great."

E tu lo hai letto? Che ne pensi?


Avere un piccolo brand handmade significa, molto spesso, essere una sola persona che fa tutto. Questo vuol dire, e lo so bene, occuparsi anche della promozione, perché puoi avere il prodotto più figo dell'universo ma, se non lo sa nessuno, è inutile.
Quando viene il momento di mettersi sotto, poi, arriva il dubbio amletico: quale social? Auguri bella mia, ce ne sono tanti, ti voglio a scegliere! Messa da parte la disperazione iniziale, la scelta di solito è più semplice di quel che pensi: scegli il canale più adatto al tuo target. (ndr Questo presuppone che tu abbia fatto i compiti e sappia tutto del tuo target).
Se il tuo cliente ideale è gggiovane (sotto ai 35 anni) i social che secondo me potresti usare per trovare nuovi clienti o prenderti cura di quelli già esistenti sono: Snapchat, Whatsapp e Instagram.

Da imprimere nella memoria prima di proseguire con la lettura: 

1) Si chiamano social per un motivo! Instaura relazioni, niente spam, niente immagini sterili da catalogo.
2) Sei una creativa, crea nuovi modi per usare questi strumenti, adattandoli alle tue esigenze e cercando di arricchire l'esperienza dei tuoi fan e clienti.
3) Prima di partire in quarta, informati e studia per imparare ad usare al meglio lo strumento che vuoi utilizzare, dato che ognuno di essi ha le sue peculiarità.

Detto ciò, ecco qua i tre social media che potrebbero essere il futuro d'oro del tuo piccolo brand handmade:

Snapchat

Quello su cui spenderò più parole è Snapchat, perché qua in Italia non lo usa praticamente nessuno (negli USA spopola tra i giovanissimi) ed è conosciuto giusto per il sexting. Prima cosa, no non serve (solo) a mandarsi messaggi sessuosi, secondo, ha delle peculiarità rispetto a tutti gli altri social per cui vorrai spendere un po' più di tempo a capire come usarlo.
In breve: con Snapchat puoi inviare (e ricevere) messaggi di testo, foto, video o "storie" (collezioni di immagini o video) che si autodistruggeranno entro pochissimo tempo, qualche secondo o al massimo 24 ore. Il testo, se vuoi lo puoi salvare, immagini e video no, puoi giusto prendere degli screenshot. I messaggi visivi si cancellano entro al massimo 10 secondi (puoi impostare tu il tempo massimo) o, nel caso delle storie, 24 ore.
Metafora della transitorietà dell'esistenza, del fuggire del tempo, dell'impossibilità di catturare il presente, o solo un modo per non avere materiale compromettente sul telefono? Qualunque sia stata l'intenzione iniziale dei creatori, Snapchatora è diventato un fantastico tool per i brand, che, sopratutto in USA, riescono ad utilizzarlo in maniera molto efficace.
Quindi, se il tuo mercato di riferimento sono gli USA e hai un target super gggiovane, potresti volerlo usare per promozioni lampo, mostrare i dietro le quinte del tuo ultimo shooting fotografico, raccontare storie sul tuo prodotto, in maniera divertente e coinvolgente (altrimenti lascia perdere).
Il punto di forza è proprio la natura effimera dei messaggi: creano l'urgenza di andarli a guardare, e, quando li si guarda, li si guarda con una soglia di attenzione molto alta. Se te la sai giocare bene, il potenziale è immenso!
I contro ci sono; lo uso da pochissimo ma da quello che ho visto la cosa più dura, per noi piccini, è crearsi una fanbase decente, e poi qua in Italia sembra non abbia ancora sfondato (ma si sa che noi arriviamo sempre molto dopo). Come sempre la costanza premia, quindi bisogna fare bene e perseverare, e provare e provare ancora, ed essere creativi.

Approfondisci:

Snapchat murders Facebook (video, in inglese)
5 creative ways brands are using snapchat (articolo, in inglese)
Uncensored guide to Snapchat (presentazione, in inglese)

Whatsapp 

Altro che email (che oramai nessuno legge), vai di messaggini! Dato che tutti controlliamo i messaggi, Whatsapp ha grosse potenzialità: puoi fare assistenza clienti velocissima, e pensa che fico fare le promozioni super specifiche per i tuoi clienti migliori. E a maggior ragione ora, con la versione web: costo zero per offrire un servizio anche ai clienti stranieri.
A te non piacerebbe che ti arrivasse un messaggio dicendo che tu e solo tu, hai un tot di sconto o sei stata scelta per ricevere una promozione o un regalino?
Se hai paura di dare il tuo numero di telefono in giro: io l'ho inserito miei biglietti da visita che invio con gli ordini da più di un anno, e nessun cliente si è sognato mai di importunarmi. Senza contare che i coupon code consegnati via mail non se li calcola mai nessuno (io in primis), inviarli per messaggio ne aumenterebbe sicuramente l’efficacia.

Approfondisci: 

Come impostare una strategia di WhatsApp Marketing (articolo, in italiano)

Instagram 

Forse l'utilizzo di Instagram per un piccolo brand potrebbe sembrare ovvio oramai, ma c'è ancora margine per sfruttarlo in maniera creativa.
Ecco alcuni suggerimenti: raccontare il dietro le quinte della creazione del tuo prodotto, farti conoscere dai tuoi fan (senza esagerare con le selfie!), condividere materiale esclusivo, raccontare in maniera visiva il tuo brand, il suo spirito, la sua filosofia.
E' un social molto dinamico, grazie alle tag è facile essere scoperti e la sua natura visiva è ideale per mostrare i nostri prodotti o tutto il mondo che c'è intorno. Go for it!

Approfondisci: 

Visual Content su Instagram: Tips&Tricks (articolo, in italiano)

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Il blocco del foglio bianco, in questo mondo social, è una piaga. Certo, potrebbe essere una piaga divina mandata per evitare di avere troppi blog post che parlino del nulla, ma una piaga non di meno, che colpisce anche chi qualcosa di sensato potrebbe dirlo. E magari getta la spugna prima di iniziare, perché a nessuno piace sentirsi un incapace, e a volte superare quello scoglio è difficile. I know, my friend.
Giorni fa Luisa di Pemberley Pond mi ha scritto per farmi vedere un suo post sulla nascita del logo di Colibrì Academy, sul novello blog dello Studio Robin. Io l'ho guardato e, ecco, Luisa poteva fare molto meglio. Gliel'ho detto, "Ma non so che scriverci!" mi fa lei. Allora mi è venuto in mente di tirare giù due righe* su come faccio io per superare quel momento in cui devo scrivere qualcosa ma non so bene cosa, né come.
Non che si debba scrivere per forza eh, ma se hai un blog per la tua attività, o magari qualcuno ti chiede un articolo, allora si, meglio farlo.
Quello che ho scoperto negli ultimi anni è che avere un metodo e applicarlo sempre mi ha aiuta molto nei momenti in cui la mente divaga, il cervello si inceppa e sto lì, davanti allo schermo, con l’occhio vacuo, paralizzata dalla stizza di non riuscire ad esprimermi come vorrei.
Quanto segue non è la soluzione finale, ma potrebbe aiutarti a mettere a fuoco quel qualcosa che vorresti raccontare ma non riesci, e a farlo diventare un articolo per il tuo blog.

La premessa è: 
Devi sapere a chi ti rivolgi, per capire cosa scrivere e come scriverlo.

Ecco il mio metodo: 

1. Definisci un argomento, che pensi possa interessare al tuo target. Può essere la soluzione di un problema, la descrizione di un processo, o il racconto di un'avventura, il tuo ultimo prodotto, un tutorial.
2 Cerca di capire quale tono userai nell'articolo; ironico? Romantico? Accademico? Eviterei un tono neutro, perché = noia. Usa il tono con cui ti diverti di più a scrivere.
3 Definisci i punti in cui si svilupperà l'argomento; può essere anche solo un punto, o ci possono essere punti e sottopunti, l'importante è fare un elenco delle cose che vuoi dire e farlo senza pensare troppo alla forma. Lo scopo è di concentrarti sulla sostanza, l'apparenza arriva dopo!
4 Sviluppa i punti. Rendi tutto discorsivo, cerca di essere chiara, usa meno parole possibili.
5 Alla fine scrivi l'introduzione. Non è una regola, io faccio così perché ho visto che se la scrivo prima mi blocco SEMPRE (è successo anche per questo post). Se lo faccio dopo aver scritto il corpo dell'articolo invece mi riesce più facile, forse perché ho nel frattempo focalizzato davvero cosa voglio dire e come. Nella intro puoi spiegare l'origine del post: perché stai scrivendo di ciò?
6 Ora puoi concludere. La conclusione non è il mio forte: non sono brava a riassumere tutto in una morale o messaggio, quindi di solito la mia conclusione è una call-to-action; chiedo al lettore di fare qualcosa o raccontarmi qualcosa.
7 Scrivi il titolo. Lo metto per ultimo ma a volte è la prima cosa che mi viene in mente. Nel titolo va indicato l’argomento e, se è stato svolto in diversi punti, il numero dei punti. "3 consigli per fare questo", "5 modi per fare quell'altro". Il titolo deve sia far capire di cosa parli, sia spingere chi lo legge ad aprire il post. Meglio non fare titoli lunghissimi (anche per questioni SEO) ma io lo ammetto qui ed ora: amo i titoli alla Wertmüller! Il mio preferito è: "Una rosa è una rosa è una rosa. Ma se nella descrizione scrivi solo ‘Rosa’, beh, è poco." Sbagliato da tanti punti di vista, ma mi fa ridere ed ha il tono giusto che mi spingerebbe a cliccare e aprire l'articolo. L'ho scritto io quasi due anni fa eppure ancora rido quando lo rileggo.

Poi rileggo e rileggo, aggiusto, aggiungo e tolgo, finché non è tutto come deve essere.

Faccio un esempio con il post di Luisa: 

Nell’introduzione potrebbe parlare di come, qualche mese fa le sia arrivata la richiesta per fare il logo della (ndr meravigliosa! Sensazionale!) Colibrì Academy e di come si sia sentita a riguardo (ndr Luisa puoi anche mentire, grazie, e dire che sei scoppiata di felicità).
Nel corpo potrebbe raccontare di come lei e sua sorella Laura, l’altra Pemberley Pond, hanno affrontato la creazione del logo: ricerca di immagini, ricerca dello stile, schizzi e bozzetti, il tutto corredato dalle foto del work in progress.
La felice conclusione è, ovviamente, la messa online del logo, i nostri giubilanti grazie, i complimenti del mondo intero.
Non c’è bisogno di scrivere chissà quanto! L’importante è raccontare una storia.

E questo è come faccio io. Te puoi invertire alcuni step o cambiarli tutti: l'importante è che trovi un metodo che funzioni e ti aiuti a scrivere quel maledetto post per quel maledetto blog. Poi vedrai che pian piano ti riuscirà sempre meglio, con sempre meno fatica e, addirittura, potrebbe anche piacerti.

Dai prova e fammi sapere, che magari mi dai tu qualche consiglio utile.

PS. Sì, questo post è stato scritto con questo metodo!

(*Penso sempre, due righe, poi diventano almeno 1000 parole, che, a volte e non in questo caso, riesco a ridurre sotto le 800.)

Un articolo che potrebbe interessarti:

Pensa ad alta voce e scrivi di pancia
di Simona Sciancalepore


Post che sono stati scritti con questo metodo:

Luisa di Studio Robin ci ha riprovato e ha scritto questo post sul nuovo poster su cui stanno lavorando lei e sua sorella Lalla. Brava! :)


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Il 12 e 13 ottobre 2013 si è tenuto a Milano il Craft Camp, un evento dedicato alla creatività e alla collaborazione, finanziato col crowdfunding. Condivido qui quanto imparato da questa esperienza, sperando che le informazioni di seguito saranno utili a qualcuno!
NB. I consigli riportati di seguito, seppur relativi al crowdfunding per finanziare un evento, possono essere utili anche per altri tipi di campagna.

Articolo originalmente pubblicato il 26/09/2013 sui blog Etsy UK, DE, FR, NL.
Versione estesa in italiano, mai pubblicata.
Il crowdfunding è un fantastico modo per finanziare un evento che coinvolga una community, che sia virtuale o reale (ad esempio una città, una regione). Permette infatti alle persone di sentirsi partecipi e prendersi in parte responsabilità e meriti del progetto, creando aspettativa e passaparola che molto probabilmente renderanno quasi inutile la pubblicità dell’evento stesso.
Questi sono i pro; i contro risiedono nel fatto che se si sbaglia qualcosa (obiettivo monetario, marketing della campagna, sopravvalutazione del coinvolgimento della community) la campagna potrebbe risultare in un flop.
Quindi, se vuoi organizzare un evento in cui coinvolgere la tua community di riferimento, puoi trovare di seguito dei consigli utili per una campagna di crowdfunding per finanziarlo:

1. Scegli bene la piattaforma di crowdfunding che userai 

Ci sono molte piattaforme di crowdfunding e ognuna ha la sua peculiarità, prenditi tempo per capire come funzionano e quale sia più adatta al tuo progetto.
Accertati che la piattaforma scelta abbia un ottimo customer care e risponda in maniera veloce e puntuale alle esigenze tue e dei donatori, controlla quale siano le percentuali di guadagno sulla somma raccolta, se si occuperà di promuovere il tuo progetto, se ti aiuterà a dare forma alla tua campagna, dato che tutto ciò farà una differenza enorme quando la tua campagna sarà partita. Noi abbiamo usato Eppela.com e ci siamo trovati benissimo col loro team, sono professionali, disponibili e gentili, sempre velocissimi a rispondere a qualsiasi domanda e risolvere qualsiasi problema.

2. Scegli le ricompense accuratamente 

Questa potrebbe essere la parte più difficile; le ricompense dovrebbero adattarsi al tipo di pubblico a cui ci si rivolge e, ovviamente, al tipo di progetto che si vuole finanziare. La nostra campagna prevedeva sia gadget che workshop e questi premi hanno funzionato molto bene, e la fascia di ricompense 11-25€ è quella che ha raccolto più sostenitori. Avevamo anche dei pacchetti sponsor il cui scopo era attirare finanziatori che donassero cifre più sostanziose ma i pacchetti più costosi non sono stati presi, perché probabilmente gli sponsor sono più interessati ad avere un contratto e non a donare.
Invece i pacchetti sponsor meno costosi sono stati venduti tutti, comprati da negozi Etsy o startup che volevano promuoversi all’evento.
Assicurati anche di avere un’opzione di donazione minima, anche pochi euro faranno la differenza!

3. Imposta un obiettivo realistico ma non avere paura di osare.

Questo probabilmente dipende dalla tua personalità; io sono un’ottimista quindi ho impostato un obiettivo abbastanza alto per la campagna, circa il 20% in più del minimo di cui avevamo bisogno per coprire tutti i costi. Ad un punto della campagna mi sono odiata per averlo fatto, perché sembrava che non lo avremmo raggiunto. MA, sorpresa sorpresa, alla fine lo abbiamo addirittura superato. E se non fosse stato agosto e se la campagna fosse durata di più, avremmo probabilmente fatto ancora meglio. Una volta che la voce si è sparsa, tantissime persone si sono mostrate interessate e i soldi sono arrivati anche se molti erano in vacanza. Ricorda di inserire nella somma totale da raggiungere tutti i costi e le tasse della piattaforma o potresti ritrovarti con meno soldi di quanto ti aspettassi.

4. Recupera contatti stampa dagli amici, dalla famiglia e dai membri della community 

E’ molto difficile farsi notare dalla stampa e praticamente tutti i comunicati stampa che abbiamo mandato sono stati ignorati. Così abbiamo raschiato qualsiasi contatto facebook o twitter che potesse essere utile, scomodando i parenti, gli amici dei parenti, gli amici degli amici dei parenti, insomma qualsiasi persona che lavorasse nel settore che ci venisse in mente e alla fine siamo riusciti ad avere un po’ di attenzione da un paio di siti nazionali che hanno portato un sacco di traffico e donazioni. E in più un sacco di piccoli che sono stati anch’essi molto utili perché diretti a target specifici. Twitter è uno strumento fantastico per entrare in contatto coi giornalisti, cerca solo di non essere troppo invadente e trovare quelli che potrebbero essere realmente interessati a quello che farai!
Inoltre considera che: 
- i mensili chiudono il numero almeno un paio di mesi prima dell’uscita, quindi potrebbero essere inutili per la campagna, a meno che non siano contattati con larghissimo anticipo.
- i quotidiani di solito si concentrano su storie interessanti quindi nel tuo comunicato racconta la storia dietro al tuo progetto, perché è valido, perché le persone dovrebbero partecipare;
- a meno che la tua storia non sia pubblicata in un sito/giornale veramente diffuso, lo strumento di diffusione principale a tua disposizione sarà il passaparola;
- è pressoché inutile contattare la stampa se la campagna non è di successo, e per successo si intende avere almeno già un bel po’ di finanziatori. Conviene quindi coinvolgere parenti e amici subito e appena la campagna decolla (l’ideale sarebbe raggiungere ⅓ del totale in pochi giorni) contattare la stampa.

5. Usa i social media e la tua comunità di riferimento per fare pubblicità senza sosta 

La chiave per una campagna di successo è creare entusiasmo, quindi se i membri della tua community sono coinvolti, ne parleranno ovunque ancora e ancora e la notizia si spargerà.
Quel che abbiamo fatto noi per non far mai calare l’attenzione è stato:
- creare un hashtag da usare su twitter e facebook così che le persone potessero trovare l’evento tramite questo e usarlo a loro volta;
- creare un meme o campagna fotografica; questa è stata la parte più divertente! Se hai un grafico nella community potresti voler chiedere aiuto per creare immagini semplici ma efficaci, possibilmente strane/divertenti/ironiche che fanno riferimento all’evento, magari inserendo l’hashtag in ognuna di esse. Trova un tema e mantienilo coerente per la durata della campagna! Noi abbiamo usato immagini vintage all'inizio e poi virato su immagini di gatti, perché il marCATing funziona sempre! :P Abbiamo chiesto alla gente di inviarci le foto dei loro gatti e abbiamo scritto frasi divertenti in riferimento alla campagna. Le persone le hanno condivise, la voce si è sparsa, ha funzionato!
Infine, potresti voler inviare un messaggio ad ogni membro della community. Inizialmente abbiamo inviato solo alla mailing list e newsletter ma la cosa ha funzionato quando abbiamo inviato un messaggio ad ognuno. Se la tua community ha molti membri è un sacco di lavoro ma ne vale la pena; noi abbiamo mandato circa 2600 messaggi in pochi giorni!

 6. Sii pronto a lavorare MOLTISSIMO durante tutto il periodo della campagna 

La nostra campagna è durata 25 giorni ed era estate; posso dire di aver lavorato quasi esclusivamente a quello per quasi tutta la durata, e fortunatamente eravamo in 4 o 5 a starci dietro, ma anche così alla fine ero esausta. Quindi assicurati di non farlo da solo, trova un gruppo di collaboratori e assicurati che seguiranno il progetto fino alla fine. Questo è l’unica strada in cui non finirai per odiare chiunque e sopravvivere alla campagna.

 7. Assicurati di essere chiaro su chi fa la campagna e perché. 

Dai informazioni esaurienti e spiega come mai hai deciso di usare questo metodo invece che utilizzare sponsor o i soldi dell’azienda (se sei un’azienda); qua in Italia si è abbastanza sospettosi dei motivi altrui e se si è un’azienda gli utenti potrebbero chiedersi perché dovrebbero pagare loro per un vostro evento. Chiarezza e trasparenza sono le parole d’ordine!


E tu? Hai esperienze di crowdfuding? Quali piattaforma hai utilizzato? Quali sono i tuoi consigli?


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Quinto articolo per C+B, nonché tasto dolente per la maggior parte dei creativi che iniziano a  vendere online: le foto. Senza belle foto su Etsy non si vende (ci sono eccezioni alla regola, ma sono,  appunto, eccezioni) e questi sono i consigli per partire ed avere foto almeno decenti. Io non sono una fotografa ma ho affrontato queste difficoltà, e ho visto molte fare questo percorso. L'iter di solito è: foto bruttazze, rifare le foto, rifare le foto, foto decenti, rifare le foto, rifare le foto, foto belle, rifare le foto, rifare le foto, foto wow. A quest'ultima parte devo ancora arrivarci, ma mi sto impegnando!
E i consigli li trovi qui.

C+B, articolo numero quattro: Chi è su Etsy da un po' lo sa bene, chi non c'è ancora lo saprà, essere trovati su Etsy non è proprio facile. Le ultime stime (gennaio 2015) affermano esserci 26 milioni di prodotti messi in vendita nel marketplace da 1,2MLN di negozi (source). E' una giungla. Per emergere, dato per scontato di avere un prodotto con un mercato e delle belle foto, bisogna puntare all'ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO) che per Etsy ha qualche regola in più, dato che bisogna considerare anche il motore di ricerca interno al sito. In questo articolo dico come fare. Buona lettura!


Terzo articolo scritto per C+B, in cui racconto di tre strumenti che io trovo molto utili per  gestire il negozio Etsy e senza i quali impiegherei molto più tempo a fare tutto. I miei consigli: Treasury Box per le treasury, Canva per la grafica e Fanchimp per la gestione social.
Puoi leggere qui l'articolo e le mie considerazioni.




Il secondo articolo che ho scritto per C+B riguarda la community su Etsy, perché è utile e come può aiutare il nostro business; come scritto nella mia bio, gestisco la community italiana su Etsy da qualche anno, quindi questo argomento mi è particolarmente caro. Sono una strenua sostenitrice dell'"insieme è meglio" e ho cercato di spiegare perché in questo articolo. E' molto pratico, quindi magari ne dedicherò un altro più sentimentale  all'argomento prossimamente!


Da luglio 2014 ho il piacere di collaborare con il sito C+B, una community di professioniste che scrivono articoli di ogni genere per aiutare altre professioniste in ogni campo creativo. Io mi occupo di condividere quel che so su Etsy e l'handmade, e questo è il primo articolo che fu pubblicato l'anno scorso. Lo storytelling del brand è una delle cose più difficili per gli artigiani e i creativi in generale, perché spesso siamo bravi a fare e meno bravi a parlare, sopratutto di noi stessi. In questo articolo do quindi qualche dritta su come fare, sperando che questi consigli siano utili anche a te, come lo sono stati per me, per superare il blocco della pagina bianca.