La crisi economica degli ultimi anni ha spinto e spinge tuttora tante persone a cercare di creare da zero il proprio lavoro. Ogni anno tantissime donne e uomini provano a mettere in piedi un'attività creativa basata online e si riversano come palline impazzite nell'internet, in preda a dubbi e incertezze. Spesso si tratta di persone non abituate a usare la rete per lavoro e questo non le aiuta a dissipare le tante domande che si pongono e pongono incessantemente nei gruppi Facebook o nei forum dedicati all'handmade e, occasionalmente anche a me, via messaggi e commenti sui social o via email.

Dato che nessuno nasce imparato, di seguito c'è una lista di competenze di base che devi acquisire se anche tu stai iniziando questo percorso. Sono tutte competenze non specializzate (quindi non relative a un particolare ambito) che però ti servono per acquisire tutte le altre (quelle specializzate) e lavorare in autonomia su internet.
Ti invito ad armarti di buona volontà, voglia di scoperta e infinita pazienza: i primi tempi ti sembrerà di navigare in acque ignote, ma ti prometto che, in poco tempo, prenderai familiarità con questo mondo e riuscirai a districarti con estrema non-chalance.

Passando al sodo, ecco la lista di cosa devi avere o saper fare prima ancora di imparare tutto quello che riguarda la vendita online:

1. Trovare le informazioni in autonomia

Quando si lavora su internet è imperativo che internet si sappia usare. Se non sai qualcosa, non andare a chiederlo a destra e a manca, ma cerca su Google.
Apri Google, digita la tua domanda e vedi quali sono i risultati. Se ti sembra che non ci sia la risposta che serve a te, prova a parafrasare i termini di ricerca, fai diversi tentativi perché magari hai usato le parole sbagliate. Hai cercato in inglese? Se non sai l'inglese, traduci la domanda con Google Translate (no, non ti metto il link, te lo devi andare a cercare!) e vedi cosa esce. Traduci gli articoli in inglese sempre con Google Translate e, se ancora non hai trovato, prova ancora. La risposta è lì fuori! E Google la sa!
Se proprio non trovi quello che cerchi, chiedi in qualche forum o gruppo dedicato al tema che ti sta a cuore, così che chi sa potrà risponderti e la tua domanda sarà utile a qualcun altro. Prima però controlla che non sia già stata fatta. Ti assicuro che il 99% delle volte è così, perché tutti passano dagli stessi ostacoli e dubbi.
L'ultima spiaggia è quella di chiedere privatamente a qualcuno che tu ritieni sappia la risposta alla tua domanda, però ti invito a riflettere: sei sicura che Google non abbia la risposta? Hai cercato bene? Sei sicura che questa persona sappia la domanda? Hai cercato nel suo blog?
Se ti rivolgi a un professionista, valuta se acquistare una sua consulenza.
Se ti rivolgi a un collega, valuta il fatto che stai rubando del tempo prezioso.
Considera che queste persone potrebbero non rispondere subito e, se il tuo problema è urgente, faresti prima a cecare da te la risposta.
Questa ultima soluzione, quindi, deve quindi essere davvero l'ultima e non la prima, perché la pigrizia, per chi vuole creare il proprio lavoro, non è contemplata e, se non hai voglia di cercare su Google, forse, non meriti una risposta.

2. Avere un conto corrente

A volte leggo le domande delle aspiranti venditrici su Etsy (che richiede un conto corrente per ricevere i soldi delle vendite) e mi meraviglio di sapere che non hanno un conto corrente.
Siamo nel 2017 e a me pare inconcepibile che una donna non abbia un proprio conto in banca, indipendente da quello del marito. Quindi sì, puoi usare il conto di tuo marito o del tuo fidanzato per ricevere i soldi su Etsy, ma pensa che un conto corrente è facile da fare, oltre al fatto che ci sono soluzioni alternative (carta PostePay Evolution, per esempio, che fa sia da carta ricaricabile che da CC).
Se vuoi fare tutto online, io ho il conto su Widiba e per farlo non devi uscire di casa, non devi spedire plichi di documenti, fai tutto dal PC. Non ci sono scuse!

3. Avere PayPal

Come sopra, PayPal è oramai alla portata di tutti e non mi capacito sul perché non si dovrebbe aprire. Inoltre è utile non solo per ricevere soldi ma anche per acquistare!
Se vuoi lavorare su internet è a mio avviso davvero necessario: le ricariche sulla prepagata sono poco professionali, perché non danno alcuna garanzia al cliente, cosa che invece accade su PayPal. Con una ricarica tu potresti sparire e mai spedire l'ordine; chi garantisce all'acquirente che lo farai? Chi ti conosce? Stai iniziando ora.
PayPal almeno offre la protezione acquirenti e, per questo, crea fiducia, perché sanno che saranno tutelati in caso di truffa o problemi con l'acquisto. Il tuo compito, come quello di tutti gli artigiani e venditori online in Italia, è creare un clima di fiducia verso questo modo di fare spese, così che sempre più persone lo utilizzeranno e ciò sarà a beneficio di tutti.
Sei un pezzetto di un sistema, anche tu devi fare la tua parte così che tutto il sistema poi funzioni bene. Come puoi pensare che le persone comprino da te online se tu non lo hai mai fatto?

4. Sapere spedire

Noto spesso, in chi vuole iniziare a vendere online, un terrore abissale delle spedizioni. Ok, può sembrare complicato e ci vuole un po' per capire come funziona tutto, ok a volte gli impiegati degli uffici postali sono scortesi o male informati, ma le Poste rimangono l'opzione migliore per spedire all'estero. Studia il sito delle Poste, non farti prendere dallo scoramento, e vai fiduciosa: dopo un po' di tentativi ci prenderai mano e non avrai più paura di lanciare i tuoi pacchetti in tutto il mondo. Informati anche sulle alternative: i corrieri di solito sono molto cari per l'estero, mentre per l'Italia puoi utilizzare servizi come IoInvio, ParcelScout e simili che offrono sconti sostanziosi anche se non hai la PIVA.
In ogni caso, è imprescindibile studiare e informarsi, senza farsi prendere dallo sconforto. Quindi hop hop!

5. Sapere far di conto

Non devi fare gli integrali per vendere online, però un minimo di matematica serve per capire come fare il prezzo, calcolare quanto ti costano le varie soluzioni di vendita, dedurre quanto ti rimane in tasca, quanto far pagare di spedizione, fare un business plan, e cose così.
Impara a calcolare le percentuali, che è il minimo sindacale per fare quanto sopra.
Tira fuori la tua calcolatrice scientifica (se ce l'hai) e fai un po' di prove: se il prezzo di un tuo pezzo è di 50€, la spedizione 8€, la commissione Etsy 3,5% e la commissione di transazione 4% + 0,30€, quanto ti rimane in tasca? La soluzione la trovi in fondo alla pagina, ma non barare!

6. Imparare ad usare gli strumenti del mestiere

Se vendi online. questi strumenti sono i social, la piattaforma dove vendi e tutto il contorno di app, tool e tutto il cucuzzaro. Se non lo hai mai usato uno strumento non significa che tu non possa imparare; non devi spaventarti e non devi andare in panico, sfodera i tuoi fondi di pazienza e dacci dentro. Cerca tutorial online, leggi le istruzioni del sito / app / tool, scava su YouTube per i video tutorial e impara tutto quello che c'è da imparare.
Se non fai così non andrai lontano!

7. Familiarità con termini tecnici

Se nel punto precedente hai letto app e tool e tutorial e hai pensato "eh???"  significa che devi rimpolpare il tuo vocabolario di termini tecnici e specifici. Target, mission, branding, postare, stats, cuorare, OOAK, sono solo alcune delle parole strane con cui verrai a contatto. Cosa fare quando accade? Vedi punto 1: googla.

8. Avere senso critico

Questa capacità in realtà ti serve per la vita in generale, però se vuoi installare la tua attività su internet vuol dire che dovrai prestare particolare attenzione a quello che si dice nel settore di tua competenza e non credere a qualsiasi cosa che viene detta.
Non ci sono verità assolute, prendi ogni commento, opinione, lezione con le pinze e cerca altri commenti, opinioni e lezioni che parlino dello stesso argomento. Fermati a riflettere e chiediti cosa ne pensi tu; se non sai niente dell'argomento in questione, studia per apprendere il più possibile, controlla le fonti (sono credibili? Che background hanno? Che interesse hanno a dire quello che dicono? Puoi iniziare subito a fare esercizio, parti dal mio blog!) e poi cerca di applicare quanto appreso o ragionarci su, per capire come funziona per te.

9.Non pretendere che le informazioni cadano dal cielo

Ogni volta che chiedi una cosa a una persona, devi considerare che questa persona spenderà del tempo a darti l'informazione o, a volte, a cercarla al posto tuo.
Perché le risposte dovrebbero arrivarti così, facili? Come pensi che queste persone le abbiano acquisite? Spesso e volentieri hanno cercato su Google al posto tuo.
Ti sembra giusto? Pensi che il tuo tempo abbia più valore del loro?
Quindi ti rimando al punto 1, perché la conoscenza non è come lo spirito santo, non cade dal cielo e per acquisirla ci vuole tempo, fatica, costanza.
Se ti aspetti che gli altri ti diano le risposte ai tuoi problemi, stai mancando loro di rispetto e ti stai facendo un grande dispetto, perché solo faticando acquisirai davvero conoscenze che ti saranno utili e avrai qualche possibilità di farcela.

10. Avere spirito di iniziativa

Quando si comincia una nuova attività, bisogna, spesso, arrangiarsi e sapersela cavare in situazioni che mai si sono affrontate prima. Quando si presenta un problema o hai bisogno di trovare una soluzione, invece di andare in panico e chiedere subito aiuto a tutti, cerca di capire in autonomia come fare, inventa nuove strade e impara a correre da sola verso il tuo futuro. Se ci pensi, è questo il succo di essere creativi, no? Proponi collaborazioni, scolpisci nuove vie che puoi percorrere per arrivare dove vuoi arrivare, metti da parte le insicurezze e la timidezza, ora è il momento di fare le cose, non domani, non tra un mese o tra un anno.

Solo tu sei responsabile della riuscita di questa nuova avventura, quindi dacci dentro!


Soluzione: in tasca ti rimane 45,45€. I costi Etsy totali sono 4,55€: 0,18€ per l'inserzione, 1,75 di commissione 3,5% sul prezzo escluse spedizioni (quindi 50€), 2,32€ + 0,30€ di costi di transazione sull'importo della transazione (quindi 58€).


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Oggi ti parlo dei trucchi e segreti per far funzionare il tuo negozio online, fare tanti soldi e far fiorire la tua attività artigianale.
Pront*?
Allora il primo trucco trucchissimo, il trucco principale, quello più importante e segreto di tutti, è...


che NON CI SONO TRUCCHI O SEGRETI.

Già, mi spiace! Lo so che è una rivelazione shock ma qualcuno doveva pur dirtelo. Spesso leggo nei commenti a post di persone che vendono: "qual è il tuo trucco?" o "qual è il tuo segreto?", come se arrivare a vendere le proprie creazioni sia un atto magico, riservato a una ristretta cerchia di persone, che lo tramandano con riti paragonabili a quelli di una setta massonica.

So che spesso dietro a questi termini si nasconde la più prosaica domanda "come hai fatto?", però ragioniamo un attimo sull'utilizzo delle parole, di cui ti invito a leggere i significati secondo il dizionario Treccani:
trucco
s. m. [nel sign. 1, dal fr. truc, affine a truquer (v. truccare2); nel sign. 2, der. di truccare2] (pl. -chi). –
1. a. Inganno, artificio, espediente abile e astuto con cui si riesce a far vedere una cosa per un’altra, a nascondere o falsare la realtà, a fare giochi di destrezza e di prestigio: il t. c’è ma non si vede (frase proverbiale, ripetuta spesso anche in senso estens.). Più genericam., inganno, astuzia: i t. dei ciarlatani; mi pare strano che costi così poco, ci dev’essere sotto qualche t.;
b. Procedimento tecnico per ottenere, nelle rappresentazioni sceniche, in cinematografia e in televisione, e anche in fotografia, effetti particolari, illusorî e non esistenti nella situazione specifica.
◆ Dim. trucchétto e trucchettino, solo nel sign. 1 a: un trucchetto da illusionista da strapazzo; questi trucchetti non mi piacciono: cerca di agire correttamente.
segréto
(letter. o dial. secréto) agg. [lat. secrētus, propr. part. pass. di secernĕre «separare, appartare»]. –
1. letter. Appartato, nascosto, che si tiene o viene tenuto in disparte
2. a. Nascosto, ignorato, che non è o non deve essere conosciuto da estranei
b. Che è fatto di nascosto, evitando che altri ne siano a conoscenza; o di cosa di cui si cerca di non far conoscere l’esistenza. Più genericam., di cosa tenuta celata (in sé o nella sua reale natura) e in contrapp. a ciò che è manifesto, palese. Per estens., di cosa che, senza essere ignorata, non è accessibile o è accessibile solo a un ristretto numero di persone
Quando leggo o mi fanno questo tipo di domande, rimango sempre perplessa: come si può pensare che dietro al successo di un'attività imprenditoriale ci siano inganni o artifici o astuzie, per di più segrete?
Ovviamente solo pochi sono a conoscenza di questi segreti, ovvero la cerchia ristretta di quelli che hanno successo! Gli altri si attaccano, giusto? 



Sbagliato.

Chi ha successo (ma anche chi soltanto vende un po'), ci arriva facendo le cose per bene, le solite cose di cui ho parlato tante volte. Prodotto, branding, foto, SEO, storytelling, marketing, sono gli elementi da curare e a volte chi lavora sodo, anche solo su alcuni di questi, ottiene risultati. 
Certo, se hai la speranza che le vendite arrivino così, senza muovere un dito... auguroni! Aspetterai un bel po'.
Ho il sospetto che questa mentalità sia tipica italiana e forse tipica degli ultimi decenni; la tv generalista propone oramai da anni dei programmi e giochi a premi in cui il merito non viene contemplato, ma solo la fortuna, la faccia tosta, la bellezza o la simpatia sono premiati. 
C'è questo sentire molto diffuso, per cui chi ce la fa è "Fortunato", o ha una "Grande Idea", o ha "una Spintarella", perché "si sa come vanno le cose, qua in Italia funziona così, se non conosci qualcuno... non vai da nessuna parte".
Non so tu, ma io mi sono decisamente rotta di questo modo di pensare, che non ci ha portato lontano, mi pare. 
Di solito chi fa questi commenti mette le mani avanti e dice "sono solo realista", come se propinare tale disfattismo fosse il loro sincero e onesto contributo alla discussione. Non considerano però che la realtà è soggettiva, ognuno ha la sua personalissima Verità. 
In quelle occasioni penso sempre che sono felice che la mia realtà non sia la loro. Deve essere davvero triste vivere in un mondo senza speranza, dove se le cose non vanno bene è sempre colpa di qualcun altro e non c'è scampo. 

Certo, in Italia non è facile costruirsi un'attività, ma non è nemmeno impossibile; certo, non tutti possono riuscirci, ma ciò non vuol dire che nessuno ci riuscirà mai. Io conosco tante persone che ce l'hanno fatta e ce la stanno facendo, per fortuna la mia realtà è piena di speranza, il che rende il duro lavoro sopportabile. Il successo (qualsiasi cosa voglia dire per te) non è mai assicurato, ma ci si prova, giusto? Ci si prova con tutta l'anima.

Il fallimento invece è visto come catastrofe, quando invece può essere il primo passo verso una strada più vera, più nostra: se la mia attività come web designer non fosse miseramente fallita, ora non starei qui a programmare viaggi in giro per l'Italia per fare i miei workshop come consulente per artigiani. Io sono proprio contenta che sia andata male, anche se al tempo ero alquanto depressa e disillusa.

Quello che ti chiedo quindi, è di combattere questo tipo di mentalità.
Come? Prima di tutto lavora sodo per realizzare i tuoi sogni, senza farti distruggere dai fallimenti, e poi rispondi che "non c'è trucco, non c'è inganno" quando qualcuno ti chiede "qual è il tuo segreto per vendere?".
Inoltre, se hai voglia, puoi cercare di ragionare con i profeti del disfattismo per far capire loro che qui in Italia è possibile fare cose, anche se ci vuole forse più impegno e sudore che in altre parti del mondo (ma non ne sono così sicura!).

Infine, se hai bisogno di aiuto per far crescere la tua attività, sarò ben lieta di darti una mano; niente trucchi né miracoli, magari un po' meno di fatica e delle indicazioni sulla strada da percorrere.

Questo post è tratto dalla mia newsletter inviata il 27 aprile 2017.



Il 22 settembre 2017 ho partecipato al convegno di Filo lungo filo, organizzato dall'Associazione Amici della scuola Leumann. Ho raccontato storie di artigiani che usano i social per raccontare il proprio prodotto e lo fanno così bene da avere un grande successo di vendite in tutto il mondo. Qui sotto trovi le slide e la versione estesa del mio intervento:



Jonathan Gottschall, nel suo libro The storytelling animal (in italiano: L'istinto di narrare), scrive:
“Gli umani sono creature fatte di storie, quindi le storie toccano praticamente ogni aspetto della nostra vita” 
ed è per questo che lo storytelling è uno strumento di marketing molto importante per attività piccole e grandi. Basta guardare la tv e notare come la maggior parte degli spot siano delle narrazioni di storie che riguardano sia il prodotto che le aspirazioni, sogni o problemi dei potenziali acquirenti. (slide 2)

La prima storia che voglio raccontarti è quella di SuperDuper Hats, un'azienda toscana fondata da tre artigiani. Grazie allo storytelling e ai social, i tre giovani imprenditori sono riusciti a emergere e creare una realtà riconosciuta a livello internazionale. SuperDuper Hats è un brand nato quasi per caso, dalla passione dei suoi fondatori per i cappelli. Quando hanno ricevuto in regalo delle forme hanno iniziato a crearli per curiosità, hanno poi approfondito con studio di materiali e tecniche per arrivare poi a vendere.
Il racconto quotidiano sui social della loro storia, molto particolare, del loro percorso di apprendimento e delle fonti di ispirazione per la creazione dei modelli e delle collezioni, ha portato alla formazione di una comunità di appassionati che li seguono assiduamente, in tutto il mondo. Hanno così raggiunto mercati molto lontani, come il Giappone, grazie al passaparola virtuale. (slide 3)

Dalla loro esperienza possiamo vedere come il binomio storytelling e social possa aiutare a raggiungere un pubblico, anche di nicchia, in tutto il mondo, a cui è possibile far percepire il valore del lavoro artigianale dietro al prodotto, grazie al racconto delle tecniche e dei materiali usati. Questo racconto serve anche, in caso di primo contatto con un pubblico nuovo, a distinguersi dai prodotti industriali e farsi notare tra i concorrenti.
Per gli artigiani italiani è particolarmente importante far emergere, con lo storytelling sui social, il collegamento al territorio e alla cultura locale o italiana, dato che questo fattore, soprattutto per il pubblico internazionale, è molto rilevante.
Infine, grazie alla natura quotidiana dell’interazione, si può proiettare il prodotto nella vita dei possibili acquirenti, che saranno così più invogliati a comprare. (slide 4)

Per il Made in Italy, spesso fatto di prodotti dalla lunga lavorazione con tecniche tradizionali e quindi molto costosi, è ancora più importante contestualizzare il prodotto in una storia che i possibili acquirenti possano fare propria. (slide 5)

In questo senso, storytelling non vuol dire raccontare le storie che i clienti si vogliono sentire dire, o semplicemente delle belle storie riguardanti il prodotto, ma selezionare e raccontare storie relative al brand, che risuonino in maniera particolare nella vita dei possibili acquirenti. (slide 6)

Lo storytelling, per SuperDuper Hats e per gli altri artigiani di cui leggerai più avanti, serve a raccontare storie di esclusività, per la natura di nicchia dei loro prodotti, sono storie condivise dal loro pubblico, perché parlano di aspirazioni ed emozioni che fanno parte della loro vita.
Tutto ciò si può fare, come vedremo, con testi, foto o video. (slide 7)

I risultati che i social permettono di ottenere sono di avere un feedback immediato dal pubblico, che può portare a modificare prodotti esistenti o crearne di nuovi; aiutano a creare una relazione con i propri follower, all’interno della quale alcuni fattori, che di solito sono indicati dagli artigiani come problematici, come il prezzo, la distanza geografica o la lingua, si assottigliano e sfumano a favore di un aumento del valore percepito del brand e dei prodotti.
I fan entrano nella vita del brand e viceversa; questo non succede con altri tipi di marketing e non era possibile prima dei social. (slide 8)

Torniamo a Superduperhats: grazie ai feedback ricevuti dai clienti giapponesi, hanno scoperto che questo mercato ha delle esigenze particolari, ovvero un grande bisogno di versatilità. Hanno quindi creato una linea di cappelli modulabili adatti ad ogni occasione, che poi hanno venduto online con grande successo.
È quindi importante non sottovalutare le capacità dei social di raggiungere mercati molto lontani e con esigenze diverse da quelle che noi italiani potremmo immaginare e che hanno bisogno di prodotti adatti a soddisfarle. (slide 9)

Il prossimo esempio è quello dei Fratelli Levaggi, una ditta artigiana ligure che dagli anni '60 produce sedie completamente a mano.
Guardando i loro social, leggendo i loro post, è possibile capire che tipo di storie sono alla base della loro comunicazione, ovvero storie che parlano di Made in Italy, eleganza (si può capire dalle foto ambientate), territorialità (il loro prodotto principale è la sedia chiavarina, tipica di Chiavari), (slide 10) tradizione (raccontano come nascono le loro sedie grazie a foto e video di persone a lavoro; è chiaro che sono sedie fatte a mano, create con gli stessi strumenti usati nel 1800, quando la sedia chiavarina è nata), (slide 11) artigianalità (mostrano i dietro le quinte della produzione, con persone al lavoro e racconti del processo di progettazione).
Questa comunicazione ha portato i fratelli Levaggi a vendere le loro sedie in tutto il mondo. (slide 12)

Un altro caso interessante è Ariele Alasko, una scultrice e artigiana americana che crea e vende suppellettili in legno, come cucchiai, ciotole, pennelli, taglieri, che vanno dai 200$ in su. Guardando i suoi social, che storie  racconta? (slide 13)

La natura è sempre molto presente, sia per i materiali che usa sia per il suo stile di vita ed è un elemento che le serve per far comprendere l’origine delle sue creazioni. Con i suoi work in progress e le spiegazioni di come i suoi pezzi nascono racconta storie di e arte e di esclusività, tanto che i suoi pezzi unici sono sempre sold out. (slide 14)

L’ultimo esempio è CrossingThreads, un duo di tessitrici australiane, due sorelle, che fanno creazioni artistiche tessute a mano. Nella loro comunicazione c’è spesso la condivisione dell'elemento umano, raccontano loro paure, successi, incertezze. Questo aiuta a creare un legame emotivo con il proprio seguito, che va oltre il semplice rapporto commerciale e, per questo, ha molta più valenza e durata. (slide 15)

In un post in cui una delle due racconta l’origine e l’ispirazione di un suo pezzo, nato da un periodo travagliato, i commenti e le interazioni sono molto più alte dei post precedenti e successivi, perché i loro follower sono stati coinvolti e hanno partecipato alla discussione. (slide 16-17)

Quanto detto esposto finora mi porta a dire che è tempo di cogliere le opportunità che i social danno agli artigiani e iniziare a raccontare le storie rendono le creazioni italiane uniche nel mondo. (slide 18)

Per concludere su questa nota, voglio fare una citazione dal libro Raccontare il Made il Italy di Marco Bettiol (da cui ho preso alcune delle informazioni esposte in precedenza):
“È proprio da una prospettiva globale che gli elementi che contraddistinguono il Made in Italy come artigianalità, autenticità, estetica e tradizioni culturali assumono significato. Ma vanno raccontati affinché il consumatore, soprattutto internazionale, possa apprezzarli” 
(slide 19)

Fin



PS. Se hai bisogno di aiuto con lo storytelling, sil mio corso online Racconta il tuo brand handmade ti guiderà alla scrittura di bio, descrizioni e post per i social.

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